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- Goriški muzej
Nel 2016, mentre stavamo lavorando al programma delle mostre temporanee da allestire presso il Goriški muzej, è nata un’idea semplice ma importante: predisporre la mostra dedicata ai giochi e ai giocattoli in modo da renderla accessibile anche ai visitatori non vedenti e ipovedenti.
È nato così il progetto I giochi della mia gioventù, concepito con l’ambizione di diventare la prima mostra nella regione del Litorale che i non vedenti potessero visitare in maniera autonoma. Fin dall’inizio abbiamo dovuto affrontare diverse sfide. Innanzitutto, era necessario instaurare un rapporto di collaborazione con l’Associazione intercomunale delle persone non vedenti e ipovedenti di Nova Gorica, che inizialmente si mostrava un po’ diffidente. Essendo noi museologi senza esperienza, nutrivano qualche legittimo dubbio sulle nostre capacità di comprendere le loro esigenze. È stato proprio questo a stimolare la nostra creatività.
Anche piccoli cambiamenti migliorano molto la comprensione
Una delle idee più brillanti emerse durante la progettazione è stata quella di utilizzare i mattoncini LEGO per realizzare una pianta tattile della mostra. Invece delle soluzioni tradizionali, spesso monocromatiche, abbiamo voluto creare qualcosa di più intuitivo e, al contempo, visivamente interessante anche per gli ipovedenti. Su una base LEGO abbiamo realizzato un prototipo da presentare e far testare all’associazione. La reazione è stata estremamente positiva: gli utenti erano entusiasti della moltitudine di colori e della facilità di comprensione, il che ci ha confermato di essere sulla strada giusta.
Da quel momento in poi, la collaborazione con l’associazione si è intensificata. Abbiamo imparato l’importanza di fornire le informazioni in modo corretto e di come anche piccoli cambiamenti possano migliorare significativamente la comprensione. Anche nel realizzare la legenda a corredo della pianta abbiamo cercato un equilibrio tra funzionalità e comprensibilità. La versione finale è stata realizzata in tre lingue, con testo e Braille uniti in un unico documento, così da renderla accessibile a tutti i visitatori.
Progettando la pianta, abbiamo compreso un altro principio fondamentale: in materia di accessibilità, spesso è meglio attenersi alla regola del “meno è meglio”. Per questo motivo abbiamo semplificato l’allestimento della mostra, disponendo il materiale tattile in linea retta dall’ingresso verso l’interno per facilitare l’orientamento. Abbiamo dedicato particolare attenzione anche alla segnaletica a pavimento. Invece delle impronte, solitamente utilizzate altrove, abbiamo sviluppato, in collaborazione con le persone non vedenti, un sistema di tre linee parallele che consente di seguire il percorso con il bastone bianco in modo più affidabile.
Giungere a soluzioni più idonee insieme agli utenti
Una parte importante della mostra era costituita anche dal materiale tattile. I visitatori potevano toccare diversi giocattoli attraverso delle aperture sicure dalle dimensioni adeguate. Sopra di esse erano posizionate delle indicazioni in Braille che permettevano un’esplorazione autonoma. La particolarità stava nel fatto che i visitatori vedenti potevano leggere le informazioni solo dopo aver sollevato la targhetta, in modo che entrambi i gruppi potessero vivere un processo di scoperta simile.
Naturalmente, non sono mancati gli errori. Uno dei più grandi è stato quello di posizionare le indicazioni in Braille su una superficie verticale, rendendone difficile la lettura. Tuttavia, proprio queste esperienze si sono rivelate preziose, in quanto ci hanno permesso di notare dettagli che non avremmo potuto individuare senza la collaborazione degli utenti.
La mostra non era destinata solo ai non vedenti e agli ipovedenti, ma a tutto il pubblico, che volevamo stimolare a riflettere sui diversi modi di percepire il mondo. Per questo motivo, abbiamo incluso giochi adattati ai non vedenti e abbiamo reso disponibili in Braille i testi relativi agli oggetti esposti. In questo modo, a prescindere dal loro modo di percepire il mondo, tutti i visitatori hanno potuto vivere un’esperienza completa.
Il momento più importante è stato quando i membri dell’associazione hanno visitato la mostra per la prima volta. Il loro riscontro è stato fondamentale: oltre ai complimenti, ci hanno segnalato anche alcune carenze che abbiamo poi potuto correggere. Ci ha sorpreso scoprire che anche i video, inizialmente considerati un elemento puramente visivo, rappresentavano per alcuni visitatori un’importante fonte di esperienza, poiché in essi riconoscevano suoni e ricordi della propria infanzia.
Il progetto I giochi della mia gioventù ci ha dimostrato che l’accessibilità non è qualcosa che si ottiene una volta per tutte, ma è un processo di apprendimento, adattamento e collaborazione. Ci ha soprattutto confermato che una mostra può diventare uno spazio in cui i diversi modi di percepire non si escludono a vicenda, ma si completano, permettendo a tutti di vivere appieno il nostro patrimonio.

