In occasione della prima settimana di giugno, che in Slovenia è dedicata alla Settimana delle persone cieche, le persone cieche e ipovedenti desiderano rivolgere un messaggio al pubblico, auspicando una società più inclusiva e accessibile.
La nostra disabilità è spesso invisibile. Non si nota a prima vista e per questo, nella progettazione dei servizi, nello sviluppo dei prodotti, nella preparazione delle informazioni e nell’organizzazione degli eventi, le nostre esigenze vengono spesso trascurate. Eppure è proprio in questi ambiti che nasce l’accessibilità – o l’inaccessibilità – della nostra vita quotidiana.
L’accessibilità non è qualcosa di complicato o irraggiungibile. È una scelta, una disponibilità, creatività e soprattutto volontà. In pratica significa: indicazioni sonore chiare, descrizioni degli eventi e dei contenuti visivi quando sono importanti per la comprensione, personale preparato a offrire assistenza, spazi sicuri per la mobilità e informazioni accessibili in diversi formati (stampa ingrandita, audio, Braille e/o documenti testuali compatibili con i lettori di schermo, con una struttura chiara di titoli e tabelle e con descrizioni di immagini e grafici).
I siti web e le applicazioni sono accessibili quando consentono la navigazione tramite tastiera, dispongono di pulsanti, moduli e collegamenti correttamente etichettati, includono testi alternativi per immagini e grafici e permettono di scegliere livelli di ingrandimento e contrasti adeguati.
I dispositivi e gli elettrodomestici sono accessibili quando dispongono di pulsanti e marcature tattili, segnali acustici o supporto vocale. Le superfici in vetro completamente lisce, prive di riferimenti tattili, e gli schermi senza feedback sonoro rappresentano spesso per noi una barriera insormontabile.
I terminali di pagamento, gli sportelli bancomat e gli altri dispositivi self-service dovrebbero consentire un utilizzo autonomo grazie a tasti chiaramente identificabili, marcature tattili o guida vocale. In assenza di queste soluzioni siamo costretti a chiedere aiuto ad altre persone, con conseguenze sulla nostra privacy.
L’ambiente della mobilità dovrebbe includere semafori sonori, percorsi tattili di guida, bordi di scale e marciapiedi chiaramente segnalati e annunci vocali su autobus, treni e fermate del trasporto pubblico.
Non si tratta di privilegi speciali. Sono condizioni fondamentali per una partecipazione paritaria alla vita sociale, previste anche dalla normativa vigente.
Desideriamo tuttavia sottolineare che nemmeno le migliori tecnologie e gli adattamenti più avanzati possono sostituire il valore umano. Ciò che conta maggiormente è un atteggiamento rispettoso ed empatico. Una semplice domanda come “Ha bisogno di aiuto?” e la disponibilità ad ascoltare rimarranno sempre la forma più umana di sostegno.
L’assistenza personale rappresenta un importante traguardo di civiltà e, per alcune persone cieche e ipovedenti, un supporto indispensabile. Purtroppo, però, non è ancora accessibile a tutte le persone cieche e ipovedenti. Questo non significa che non abbiamo più bisogno degli altri. Abbiamo ancora bisogno di una società aperta, che ci veda, ci ascolti e ci includa.
Le persone cieche e ipovedenti non chiedono un trattamento speciale. Chiedono semplicemente la possibilità di vivere, lavorare e partecipare alla società su un piano di uguaglianza con tutti gli altri.
Per questo motivo, durante la Settimana delle Persone Cieche non richiamiamo l’attenzione soltanto sulle barriere, ma offriamo anche un’opportunità: costruire insieme una società in cui l’accessibilità diventi uno standard e non un’eccezione.
Sonja Pungertnik
Presidente dell’Unione delle Associazioni dei Ciechi e degli Ipovedenti della Slovenia
