- A cura di:
- David Kožuh, Goriški muzej
Nella società contemporanea siamo sempre più consapevoli che l’accessibilità non è soltanto una questione tecnica, ma un presupposto fondamentale per una comunità inclusiva. Nella vita quotidiana le persone con disabilità vengono spesso ostacolate nel partecipare equivalentemente in diversi campi, anche nell’accesso alla cultura. Proprio per questo i musei hanno una responsabilità particolare: come luoghi di conoscenza, memoria ed esperienza devono consentire a tutti di vivere il patrimonio culturale, indipendentemente dalle loro limitazioni fisiche o percettive.
Negli ultimi decenni anche in Slovenia si è rafforzata la consapevolezza dell’importanza dell’accessibilità dei musei. Le istituzioni culturali si trovano sempre più spesso ad affrontare la questione di come adattare le proprie mostre, gli spazi e i programmi ai gruppi più vulnerabili, tra cui i visitatori ciechi e ipovedenti. In questo contesto, l’accessibilità non riguarda soltanto l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma anche l’adattamento delle informazioni, delle narrazioni espositive e delle modalità di fruizione dei contenuti. Un museo che vuole essere realmente aperto a tutti deve pensare in modo più ampio: al tatto, al suono, all’olfatto, all’orientamento nello spazio e soprattutto al modo in cui le informazioni vengono presentate.
I primi passi verso l’accessibilità per i ciechi
Il museo Goriški muzej ha iniziato a occuparsi più intensamente di queste tematiche nel 2010, quando per la prima volta, nell’ambito della Giornata internazionale dei musei, ha partecipato attivamente a progetti dedicati alle persone cieche e ipovedenti. Il laboratorio “Leggiamo al buio”, realizzato in collaborazione con l’Associazione intercomunale dei ciechi e degli ipovedenti di Nova Gorica, era rivolto ai bambini vedenti, che attraverso un processo creativo hanno potuto confrontarsi con modalità diverse di percepire il mondo. Realizzando scritte ingrandite con materiali riciclati, i bambini hanno imparato quanto sia importante adattare le informazioni e come anche piccoli cambiamenti possano influire significativamente sull’accessibilità.
Questa esperienza ha rappresentato un punto di partenza importante per il museo. La collaborazione con l’Associazione dei ciechi e degli ipovedenti ha permesso ai museologi di entrare in contatto diretto con gli utenti e di comprendere meglio le loro esigenze effettive. Si è mostrato evidente che l’accessibilità non può essere progettata efficacemente senza il dialogo e la collaborazione con coloro a cui gli adattamenti sono destinati. Proprio questo processo di apprendimento, avvicinamento e sperimentazione ha progressivamente trasformato il modo di pensare le mostre e i programmi museali.
Nel corso degli anni hanno iniziato a prendere forma idee su come progettare mostre che non si basino esclusivamente sulla vista. La riflessione si è orientata verso la possibilità di avvicinare oggetti, storie e messaggi anche attraverso il tatto, una chiara orientazione nello spazio e informazioni presentate in modo comprensibile. I museologi si sono resi conto che i visitatori ciechi e ipovedenti non desiderano soltanto spiegazioni adattate, ma esperienze di visita autonome, il più possibile equivalenti e complete.
Pionieri nell’adattamento delle mostre nel Litorale
Questo approccio ha trovato piena espressione nel 2016, quando il museo Goriški muzej ha progettato la mostra “I giochi della mia giovinezza”. Già nella fase di pianificazione era chiaro che si trattava di un’opportunità per sviluppare ulteriormente le esperienze precedenti in una mostra completamente accessibile. Il tema dei giochi e dei giocattoli si è rivelato particolarmente adatto, poiché gli oggetti stessi invitano al tatto e all’esplorazione. La mostra è stata concepita con l’obiettivo di permettere ai visitatori ciechi e ipovedenti una visita autonoma, rappresentando un passo pionieristico nell’area del Litorale sloveno.
Sebbene il progetto fosse inizialmente accompagnato da dubbi e limitazioni finanziarie, è diventato un importante punto di svolta nello sviluppo dell’accessibilità museale. Ha dimostrato che anche con risorse limitate, ma con una grande dose di collaborazione, riflessione e creatività, possono nascere soluzioni che migliorano significativamente l’esperienza dei visitatori. Inoltre, cosa ancora più importante, il progetto ha rafforzato della consapevolezza che l’accessibilità non è un’aggiunta, ma una componente essenziale del museo contemporaneo.
La storia del museo Goriški muzej non è quindi soltanto la storia di una singola mostra, ma di un graduale cambiamento di prospettiva: dal museo come luogo di osservazione al museo come luogo di esperienza. Si tratta di un museo che non si rivolge soltanto allo sguardo, ma a tutti i sensi e che mette al centro la persona e il suo diritto a un accesso paritario al patrimonio culturale.

